FATTI D'ARTE

Una Rassegna di Vernicefresca teatro in collaborazione con LSD.

Teatro che crea assuefazione.

Effetti collaterali: pensieri profondi, emozioni incontrollate, voglia di tornare

Attenzione: Vernicefresca Teatro, in collaborazione con LSD, presenta una rassegna altamente pericolosa per la salute emotiva. “FATTI D’ARTE” include sintomi come pensieri profondi improvvisi, risate incontrollate, brividi d’empatia e un’irritante desiderio di tornare a teatro ancora e ancora. Se ne sconsiglia la visione a chi preferisce restare indifferente: qui il teatro crea vera dipendenza, senza antidoti conosciuti.

FATTI D’ARTE: la rassegna che dà dipendenza. Ci sono passioni che fanno bene, e poi c’è il teatro. FATTI D’ARTE non si accontenta di mettere in scena spettacoli: regala esperienze potenti, capaci di scuotere, divertire e far pensare. È il nuovo progetto di Vernicefresca Teatro, dedicato a chi vive il palcoscenico come una necessità vitale e non ha paura di lasciarsi travolgere dal fascino dell’arte. Ogni appuntamento è una dose unica, studiata per stimolare cuore, mente e immaginazione.

Si parte il 15 e 16 novembre con il Collettivo lunAzione, una compagnia che porta in scena un teatro corale, intenso e imprevedibile — un perfetto assaggio per chi cerca emozioni forti e partecipazione totale. A seguire, il 27 e 28 dicembre, Coffee Brecht propone due serate di pura improvvisazione: niente copioni, solo creatività istantanea e tanto divertimento. A gennaio, il 24 e 25, arriva CIVICO 14 con un lavoro che parla di noi, delle nostre città e delle nostre abitudini — tra ironia, quotidianità e un pizzico di follia. Il 21 e 22 febbraio tocca al Cantiere Flegreo/Enart, per chi ama i viaggi interiori e le storie che lasciano traccia. Il 28 e 29 marzo sarà il turno del NEST, che combina tradizione e innovazione in un mix teatrale dal sapore inconfondibile. La chiusura, il 18 e 19 aprile, è affidata a Le Scimmie: musica e teatro si fondono in uno spettacolo sensoriale che invita a lasciarsi andare — magari anche a cantare.

FATTI D’ARTE è molto più di una rassegna: è un invito a farsi contaminare dal teatro, a viverlo come una dipendenza positiva e liberatoria. Ogni serata è un antidoto alla routine e un’occasione per condividere emozioni vere con chi sa che l’arte è la miglior sostanza che ci sia. Ingresso riservato ai soci di Vernicefresca.

Perché le cose buone vanno condivise, ma solo tra intenditori.

Il Talismano della Felicità

L’idea è nata in risposta alla call del Festival Play With Food rivolta a compagnie Under 35, in cui si chiedeva una proposta di regia che mettesse insieme due monologhi, vincitori ex-equo del bando di drammaturgia promosso da Crack Rivista: L’Arrosto di Alberto Milazzo e Arcano I di Iwan Paolini. Cercando i punti in comune tra questi due monologhi abbiamo immediatamente isolato due parole: “cibo” e “femminile”, e deciso che quello che volevamo costruire era un viaggio sensoriale che, esplorando appunto tutti i sensi, tenesse lo spettatore immerso in un’esperienza quasi ipnotica, fino allo svelamento finale.

Attraverso l’uso di cuffie wireless diamo allo spettatore la possibilità di vivere un’esperienza immersiva che coinvolge udito, gusto, olfatto e vista.

Nella lavorazione dei podcast ci siamo avvalsi dell’aiuto di un sound artist che ha rielaborato i suoni di una cucina miscelandoli e integrandoli nelle storie, trasformate in due radiodrammi trasmessi simbolicamente da una radio. I piatti presenti nei testi vengono cucinati e gustati al momento e accompagnati da vino rosso sangue; la scenografia è una vera e propria cucina che permette di avere i fuochi accesi, e dunque ogni ingrediente emana il suo profumo fin dall’inizio. Il pubblico osserva la preparazione delle pietanze, scopre i segreti del mestiere, assiste alla trasformazione degli elementi, trattati come sostanze alchemiche da elaborare.

Il parallelismo tra l’alchimia e la cucina è lampante: il riferimento alla figura dell’arcano I dei tarocchi, nominato anch’esso nelle storie ascoltate, richiama fortemente il mestiere del cuoco, che ha in mano tutti gli strumenti del lavoro: la coppa, che è il pentolone del mondo, il bastone, che è il mestolo con cui amalgama gli ingredienti, e la spada-mannaia per tritare. Mette ordine al caos, così come le protagoniste mettono ordine nella loro vita.

Due fulminanti monologhi al femminile in cui il cibo è protagonista di vicende spiazzanti e grottesche: ne L’arrosto una donna legata alla sedia instaura un irresistibile dialogo dal sapore beckettiano con il suo aguzzino, mentre in Arcano I a parlare è la celeberrima assassina Leonarda Cianculli, che ci conduce negli inquietanti meandri della sua macabra vicenda.

La cucina è come un laboratorio alchemico in cui i singoli ingredienti, mescolati, danno vita a pozioni prelibate. Può la felicità essere raggiunta attraverso i riti magici della cucina? Ada Boni, nel suo celebre ricettario di fine 800, Il talismano della felicità, doveva certamente pensarlo. Ma si può anche esser sazi nutrendo corpo e anima in altro modo: l’esaltazione dei sensi o la soddisfazione di bisogni intimi e finanche perversi, come può essere un omicidio.

In scena si vuole rivivere la catarsi che porta con sé l’atto del mangiare/cucinare in un ambiente universale come appunto la cucina. Il pubblico è l’invitato speciale, che condivide con le cuoche- attrici palcoscenico e portate, pensieri e fatiche di due vite arrivate al limite della sopportazione. La preparazione del pasto diventa quindi il momento di confessione di un peccato grave − parliamo di due assassine − ma altrettanto necessario per le protagoniste che si illudono di trovare la loro felicità.

I due monologhi confluiscono in un atto unico, il cui trait d’union è una radio che autonomamente decide cosa fare ascoltare e perché. Un podcast? Un programma di cucina? O il flusso di pensieri delle protagoniste che, misteriosamente, questa radio riesce a captare e trasmettere?

Ad ogni spettatore sarà data una cuffia wireless, biglietto di sola andata per questo viaggio immersivo e sensoriale.  

La compagnia Collettivo lunAzione è nata a Napoli nel 2013 e sviluppa il proprio lavoro in tre direzioni: produzione teatrale originale, progetti per le scuole di ogni ordine e grado e performance site generic.

Con i suoi spettacoli, lunAzione rientra nella selezione di vari festival e rassegne (Napoli Teatro Festival Italia, Festival Shakespeare di Buenos Aires 2016, San Diego International Fringe Festival 2017, Cilentart fest, In\Visible Cities e Strabismi 2021).

Lo spettacolo Il Colloquio vince il Premio Scenario Periferie 2019, il Premio Fersenallaregia ed èfinalista In-Box 2021. Con lo studio La misura è finalista per il festival I Teatri del Sacro 2019 e vince il bando (H)eartH – Ecosystem of art and theater.

La compagnia sviluppa inoltre vari progetti audio-guidati, tra i quali: Hosting, performance site specific realizzata presso varie comunità, nata da interviste alla popolazione che definiscono una drammaturgia collettiva; Il Talismano della Felicità per i festival Play with food e Torino Fringe Festival 2021, esperienza sensoriale con la preparazione di pietanze in scena.

progetto e regia Martina Di Leva, Cecilia Lupoli

attrici-cuoche Martina Di Leva, Cecilia Lupoli

testi L’Arrosto di Alberto Milazzo e Arcano I di Iwan Paolini

voce maschile Vincenzo Liguori

costumi Elena Soria

montaggio audio Francesco Troise

uno spettacolo di Collettivo lunAzione

FREE STYLE

Parole, situazioni e luoghi diventano il seme per le storie improvvisate dagli attori in un susseguirsi di stili divertenti e coinvolgenti.

Le improvvisazioni traggono origine dai suggerimenti del pubblico.

L’utilizzo di schemi improvvisativi differenti (narrazione, monologo, canzone, espressione corporea, ecc.) si traduce in una vasta gamma di linguaggi teatrali, adattabili di volta in volta alla situazione e all’ambiente in cui si agisce. Fiabe e storie improvvisate, giochi teatrali, l’uso continuo dei suggerimenti proposti, terranno gli spettatori in continua attenzione di un evento irripetibile perché improvvisato. Gli attori saranno costantemente messi in difficoltà e stimolati dal pubblico nel corso di una performance teatrale davvero senza rete.

Coffee Brecht è l’associazione che dal 2011 promuove in Campania l’Improvvisazione Teatrale, attraverso la produzione artistica dell’omonima compagnia amatoriale e mediante la formazione di nuovi improvvisatori.
In ambito formativo, Coffee Brecht propone un percorso triennale, in accordo al modello nazionale SNIT, certificato e riconosciuto dall’associazione nazionale Improteatro. Al termine del percorso didattico gli allievi avranno la possibilità di entrare a far parte della compagnia amatoriale.
Sul piano artistico, l’associazione ha prodotto e portato in scena diversi spettacoli, sia replicando format di ampia diffusione, quali Catch Imprò, Imprò, Harold sia ideandone di nuovi, come Shake!, IO, Sottofondi, Play, E3.
L’associazione inoltre ha partecipato alla realizzazione dell’Improteatro Festival, il festival dell’Improvvisazione Teatrale della rete nazionale Improteatro.

Questo spettacolo non segue una regia prestabilita né si affida a un cast fisso: ogni serata nasce da zero, reinventandosi grazie all’improvvisazione totale. 

COSTELLAZIONI

Il concetto di multiverso è al centro del testo di Nick Payne, ma il multiverso può anche essere metafora di possibilità. “In sostanza, abbiamo fatto due volte la stessa domanda ricevendo due risposte completamente differenti” dice Marianna, la nostra protagonista.
Costellazioni ci ha posto davanti ad una semplice, ma intramontabile domanda, la domanda che fa parte un po’ della vita di tutti noi: Cosa sarebbe successo se…?
Ecco che allora si declina, sulla scena, il rapporto tra un uomo e una donna nelle sue infinite possibilità. La scelta di lavorare a questo testo nasce dalla necessità sempre più forte, come regista e come attore, di avvicinarmi alla drammaturgia contemporanea.

Costellazioni si presenta apparentemente come un testo semplice, lineare nel suo non esserlo affatto: ogni situazione è ripetuta più volte a seconda delle sue possibilità di sviluppo. Ma è proprio questa semplicità a mettere continuamente alla prova gli attori in scena.
Anche io, seguendo in qualche modo la linea che mi pare suggerita dall’autore, ho scelto di affidare agli attori la forza emotiva di questo racconto.

Come regista ho sentito il bisogno di “farmi da parte”, di muovermi in punta di piedi, rispettando la caotica delicatezza di questa storia.
Una regia essenziale e una scena minimale per accogliere il pubblico nel vortice, a volte destabilizzante, a volte commovente, di due vite che – a quanto pare- sono destinate ad incontrarsi, qualunque sia l’universo che le ospita.
Costellazioni rappresenta probabilmente una ventata di cambiamento professionale, ma anche la conferma del mio sodalizio artistico con un’attrice di enorme sensibilità.

Un uomo, una donna e l’universo a fare da cornice.
Sono questi gli elementi di Costellazioni, pièce del drammaturgo inglese Nick Payne.
Una teoria della fisica quantistica sostiene che esiste un numero infinito di universi: tutto quello che può accadere, accade da qualche altra parte e per ogni scelta che si prende, ci sono mille altri mondi in cui si è scelto in un modo differente. Nick Payne prende questa teoria e la applica a un rapporto di coppia.
Assolutamente divertente, ma disperatamente triste: è proprio il suo dinamismo intellettuale ed emotivo a rendere lo spettacolo unico e travolgente, un vero e proprio “classico contemporaneo”.

Teatro Civico 14 è un presidio culturale indipendente che da oltre quindici anni crea, accoglie, sperimenta. È casa dell’arte, della libertà e dell’inquietudine creativa. È uno spazio che prende posizione, che non resta indifferente, che sceglie di esserci — radicalmente.

Nato a Caserta il 29 dicembre 2009, con 70 posti e un sogno più grande delle sue dimensioni, ha attraversato crisi, trasformazioni e rinascite, moltiplicando attività, spazi e possibilità. Dal 2016 vive all’interno di Spazio X, hub creativo e laboratorio permanente di visioni, dove si intrecciano stagione teatrale, formazione, coworking e progettazione culturale.

È un servizio per chi lo abita e per chi lo attraversa: per i bambini che crescono tra le sue sedie, per i giovani che lo infiammano di idee, per gli anziani che lo tengono in ascolto, per la società civile (e incivile) cui rivolge ogni azione, ogni rischio, ogni scommessa.

Ogni anno: oltre 40 spettacoli10 tra laboratori e workshop, più di 100 allievi, una comunità di circa 4.000 presenze.

È stato – e continua ad essere – follia: perché scommette sul necessario, anche quando sembra impossibile; perché cresce, proprio quando sarebbe più facile ridursi. Perché sceglie di continuare, nonostante tutto.

E oggi, nel 2025, questa follia lo porta ancora una volta a cambiare casa: da settembre 2025 il Teatro Civico 14 si trasferisce a Casagiove, nella nuova sede in via Volturno 56, all’interno dell’Ex Macello Comunale. Uno spazio pronto ad accogliere nuove sfide e nuove comunità. Più che un trasloco, è un atto d’amore verso il territorio, una promessa di apertura, dialogo e condivisione.

di Nick Payne

con Roberto Solofria e Ilaria Delli Paoli

regia Roberto Solofria

aiuto regia Daniela Quaranta

traduzione Valerio Piccolo

progetto sonoro Paky Di Maio

impianto scenico Nicola Bove e Vincenzo Leone

costumi Alina Lombardi

illustrazione Francesco Zentwo Palladino

produzione Mutamenti / Teatro Civico 14 

PARASTASI KITSCH

Istruzioni per dissacrare un Mito: prendiamo un sacro oracolo come la Pizia e un Gran sacerdote di Apollo (Merops). Immaginiamoli ancora lì, in un non luogo tra passato e presente, chiusi, dalla notte dei tempi nel proprio tempio decadente, deteriorato, dove da secoli, giorno dopo giorno, continuano a mettere in scena il solito “teatrino” fatto di gesti rituali, versi scomposti, scenografia, luci, odori, fumo, atmosfera, “lustrini incartapecoriti e paillettes ossidate”… a cui loro stessi non credono più, né mai forse hanno creduto. “Ma i clienti vogliono questo. E il cliente si sa, ha sempre ragione”.

Che si tratti di un cliente facoltoso o meno… poco importa!

Eccoli, denudati di ogni sacralità, come due goffi truffatori, alle prese con stupide scaramucce e infantili capricci. Vendono una merce che non hanno. Messi lì a inventare un futuro e una verità, di cui non sanno nulla. Messi lì per mostrare il volere divino. Messi lì (e lì dimenticati) da qualcun altro, per recitare il proprio ruolo in questo spettacolo… “così schifosamente kitsch”

E se i due miti greci, supremi detentori della verità, entrassero in crisi? Se i vaticini fossero in realtà solo visioni nate dalla loro fervida fantasia? Cosa accadrebbe ai personaggi che, timorosi ed impauriti, si alternano al loro cospetto in cerca di certezze e rassicurazione?

Due archetipi ridotti a farsesche caricature, si fanno beffa degli uomini e delle proprie debolezze, scoprendo la vacuità ma al contempo l’importanza del loro mistificatorio commercio di verità

La verità non interessa a nessuno, ognuno si costruisce la propria più conveniente”, a seconda delle occasioni.

La Pizia e Merops, al contempo burattinai e burattini, vittime e carnefici di un gioco a cui sono stanchi di giocare (?), ma al di fuori del quale forse neanche esisterebbero… Un gioco di cui conoscono le regole, talvolta ignorano lo scopo e il cui esito finale non dipende solo da loro…

Tutto ormai crolla. Non ci sono verità assolute o futuro conoscibile.

La verità resiste in quanto tale solo finchè non la si tormenta”, scrive Durrenmatt

Un gioco antico a cui tutti i grandi giocano. Il gioco eterno, o meglio fuori dal tempo, delle parti.Il “teatrino” resta in piedi. Deve restare in piedi. Il gioco continua… finché ci sono giocatori.

Nel nome, in parte, fa omaggio a F. Durrenmatt che, nel suo racconto “La morte della Pizia”, definisce la nascita e il tramonto del sole e il paesaggio delfico come “il solito sempiterno spettacolo kitsch”; dall’altra parte utilizza il termine greco “parastasi”, pubblica vendita, mercatolegato  anche al più moderno “parastase”, performance, rappresentazione.

Uno spettacolo che prova a mescolare vecchio e nuovo, esasperando e attualizzando talvolta alcuni degli aspetti già presenti nel racconto di Durrenmatt, talvolta provando a immaginare un “oltre” questo.

Come allora così oggi. Tutto è in vendita. E ogni vendita che si rispetti va preparata come si deve. Nulla sfugge alle “regole di mercato”. Bisogna trovare “la giusta linea di marketing” e seguirla, sempre. Soprattutto se la merce in vendita ha a che fare col divino. 

“Noi vendiamo oracoli su commissione, utilizzando tutto quello che è a nostra disposizione. E’ così, è sempre stato così e così sarà per sempre. Diamo alla gente ciò che vuole. La verità? No. La gente non vuole la verità. La gente non sa quel che vuole. Ma di certo non vuole la verità. O meglio… Ognuno crede a ciò che vuole. Prende per vero il vero che più lo soddisfa. E allora tanto vale girare al meglio la situazione. Qualcuno deve pur farlo. Il “volere divino” deve compiersi. L’insensata fede negli dei va pur sfruttata… poco importa che Apollo sia io, tu o chi per esso. Quello che va fatto va fatto. E comunque sia, per quanto si possa inventarla una verità, alla fine è sempre il Caso a vincere su tutto e tutti”.

E forse chissà, i nostri due protagonisti, potrebbero persino apparire come due benefattori, che si prodigano nel dare alle persone un appiglio a cui aggrapparsi.

Pensate che panico se le persone si vedessero semplicemente per quello che sono: una zattera in balìa del Caso.

Tutto è pronto… si va in scena!”

scritto da Fabiana Fazio (liberamente ispirato a “la morte della Pizia” di F. Durrenmatt)

diretto e interpretato da Fabiana Fazio e Irene Grasso

musiche originali  Lucio Aquilina

Scenografia  Antonella Di Martino

Costumi  Barbara Veloce

Disegno luci Paco Summonte

Assistente alla regia Roberta De Pasquale

Via Senzamore 23

Gaetano è un impiegato del catasto di Napoli, convinto che i
luoghi che abitiamo finiscano per abitarci. Vive al Vomero, un
quartiere che non gli appartiene. Non ha fatto granché per
abitarci, ha solo ereditato la casa dei nonni quando aveva 35 anni.
Ha trascorso la vita tra visure e planimetrie, accanto al suo fido
collega Sabatino Acampora, il quale, a differenza sua, conosce a
memoria ogni strada ,ogni civico, la storia di ogni condominio:
conosce Napoli come dovrebbe essere e non com’è. In scena lo
incontriamo durante una notte in cui decide di accatastare la
propria esistenza in un podcast che registra da solo mentre
nell’altra stanza c’è una persona che lo aspetta, a cui di tanto in
tanto si rivolge per rassicurarla o confrontarsi. Il racconto è quello
di un amore durato nel tempo, quello per una donna che gli ha
cambiato la vita. In meglio? In peggio? Non è dato saperlo, l’unica
cosa certa è che Gaetano quella donna non l’ha mai dimenticata.
Relegato in un angolo del palco per cercare intimità ma anche per
simboleggiare la sua condizione di vita, con le sue poche certezze,
Gaetano comincia a sviscerare la sua esistenza fatta di episodi
brillanti alternati a catastrofi esistenziali. Il tono del racconto è
leggero, di quella leggerezza che fa sorridere ma che può
stendere al tappetto quando si fa malinconica e struggente. Che
sia un dramma questa storia, lo si capisce dopo, forse tornando a
casa e ripensando a ciò che si è visto.
Via Senzamore, 23 è il racconto di un uomo solo che prova a non
esserlo. La dolcezza, il dolore, l’amicizia, le scelte drastiche dei
genitori e l’amore che attraversano la vita di questo essere umano.
Tra risate, malinconie e un pizzico di follia che sono la vita, se non
altro quella di Gaetano.

La Compagnia Nest nasce nella periferia napoletana di San Giovanni a Teduccio circa dodici anni fa ed è composta dagli attori Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Adriano Pantaleo, Andrea Vellotti e dal regista e autore Giuseppe Miale di Mauro.

Ha prodotto numerosi spettacoli tra cui: La Città Perfetta (2010-Napoli teatro Festival Italia) la versione teatrale di Educazione Siberiana (2013 in coproduzione con il Teatro Stabile di Torino), 12 baci sulla bocca(2014), Love Bombing (2015) e gli ultimi Gli Onesti della
Banda (2017) e Il Sindaco del Rione Sanità(2017) per la regia di Mario Martone, con cui hanno ricevuto numerosi riconoscimenti (premio Maschere del Teatro 2018 come migliore spettacolo, e poi ancora Il berretto a sonagli a’ nomme e Dio (2019), Bufale e Liùne (2021), Scalo Marittimo (2022) prodotto dal Teatro Stabile di Napoli e l’ultimo successo presentato al Campania Teatro Festival Premiata Pasticceria Bellavista(2023).

La compagnia ha sentito la necessità di attecchire sul territorio in maniera incisiva, investendo nella cultura e nell’arte, convinti che costituisca sempre una politica vincente e ha restituito alla città gli stimoli e le energie che aveva ricevuto da essa, cercando un luogo, uno spazio per il teatro nel quale poter far nascere e vivere progetti teatrali. Nel cuore di San Giovanni a Teduccio, zona est di Napoli ad un passo da una martirizzata periferia, la palestra di una scuola abbandonata da anni diventa così il Nest Napoli Est Teatro, luogo in cui la compagnia organizza da oltre sette anni, una stagione teatrale di altissima qualità, con grandi nomi e spettacoli di compagnie professionali, giovani e tra le
più interessanti del panorama teatrale italiano TONI SERVILLO, MARIO MARTONE, EMMA DANTE, VINCENZO SALEMME, EUGENIO BARBA, FRANCESCO MONTANARI, ENNIO FANTASTICHINI , SERGIO RUBINI E TANTI TANTISSIMI ALTRI ANCORA).

Il gruppo vince negli ultimi anni numerosi premi, Rete Critica (2017) come miglior progetto organizzativo, premio del senato della repubblica “Franco Cuomo 2018”, Premio Campania -i migliori vanno premiati 2018.

drammaturgia Gianni Solla
regia Giuseppe Miale di Mauro
con Giuseppe Gaudino

scenografia Rosita Vallefuoco
disegno luci Desideria Angeloni
costumi Giovanna Napolitano
assistente alla regia Alessio Galati
grafica, audio e foto di scena Carmine Luino

ufficio stampa Gennaro Bianco
organizzazione Carla Borrelli
produzione Nest Napoli Est Teatro e Caracò Teatro

CANTANTI

Nel 2021, quando Giovanni Brusca venne scarcerato con 45 giorni di anticipo per effetto della Legge Falcone, un sentimento contrastante mi pervase il cervello. Com’era possibile che il carnefice di Falcone avesse usufruito della legge fortemente voluta dal giudice?

Così, con Mario Gelardi ci siamo immersi nei faldoni di dichiarazioni dei fratelli Brusca che hanno aiutato a comprendere meglio le dinamiche e i responsabili delle stragi commesse contro le donne e gli uomini dello Stato e non solo. Nel Sud Italia, i collaboratori di giustizia vengono chiamati “cantanti“, da qui l’idea di mettere in musica le deposizioni integrali dei due pentiti di San Giuseppe Jato, creando delle vere e proprie hit.

La lingua parlata dagli attori parte dal siciliano, reso comprensibile per la fruizione del testo, ma comprende tutte
le cadenze dei dialetti del Sud, creando così un dialetto inventato per proiettare lo spettatore in una Sicilia senza il blu del mare, ma con il rosso del sangue. una performance teatrale davvero senza rete.

La storia si ispira alla vita dei fratelli Brusca che dagli anni ’80 ad oggi scelgono la via della collaborazione.

In scena due attori, li osserviamo nella loro crescita, nella sfera privata e nella sfera “professionale”. Lo spettacolo rende materiale di scena la legge del 15 Marzo 1991, n 82. Ne analizza i termini con una volontà fortemente creativa, senza risparmiare l’idea di poter appellarsi alla voce di un popolo che chiede, da sempre, giustizia, giustizia vera.

Racconteremo tutto questo senza giudizio ma, indubbiamente, con una voce profondamente critica, senza schierarsi né da una parte né dall’altra. Di sicuro mai al fianco delle mafie e sempre in opposizione.

La compagnia Le Scimmie nasce da un gruppo di giovani provenienti dal Nuovo Teatro Sanità di Napoli nel 2017. I componenti si sono formati presso l’Accademia del Teatro Mercadante, il Teatro Nazionale di Genova, il Teatro Factory del Teatro Bellini e la S.E.T.E. (Scuola Estiva Teatro Educazione) di Serra San Quirico.

Dal 2018 a oggi offre laboratori teatrali gratuiti per adolescenti per contrastare la povertà educativa.

Con lo spettacolo Sound sbagliato arriva in finale al Premio Scenario 2019. Nel 2020 partecipa al Napoli Teatro Festival con lo spettacolo itinerante Tur for’ ‘e vasc

Con Il vestito nuovo dell’imperatore riceve la menzione speciale della giuria del Premio Scenario infanzia 2020.

Regia Carlo Geltrude

Scritto da Mario Gelardi

Aiuto regia Mario Ascione

Con Giuseppe Brunetti e Luigi Bignone

organizzazione Le Scimmie

produzione Argot Produzioni